5. La missione

Omelia in occasione della consegna del Catechismo ai giovani,13 marzo 1993

Proviamo a riflettere ed a immaginare l’incontro della Samaritana con Gesù al pozzo di Giacobbe, che esiste ancora oggi, però essendo in territorio occupato, non si può visitare. E’ qua!cosa di straordinario l’incontro. La Samaritana era una poveraccia, però era religiosa e si mette a discutere con Gesù, perché vuol sapere dove si adora Dio. C’era infatti la disputa fra Samaritani e Giudei su questo argomento.
Questa curiosità di capire dove si adora Dio la dobbiamo avere dentro anche noi, per comprendere il mistero nel quale siamo immersi attraverso il Battesimo. La Samaritana vuoi saperlo perché sa che, al di là della sua condotta, questo è ciò che conta e non può sbagliare. Questa passione per la verità, così forte in lei, le permette di scoprire Gesù, quell’uomo che ha osato interrogarla contraddicendo ogni consuetudine. Egli è il Messia. Quell’incontro ha cambiato la sua vita, in quanto ha capito il suo errore.
Questo vale per tutti noi, perché pure noi stiamo incontrando il Signore; la situazione è analoga. La nostra tentazione è di credere che quello che è avvenuto nelle persone citate – Apostoli, Samaritana, Zaccheo, tutte persone che hanno creduto in Gesù – sia una situazione diversa. Invece noi dobbiamo interrogarci, perché lei ha capito dove stava sbagliando, così pure noi dobbiamo capire se l’incontro con Lui è vero e dove dobbiamo cambiare, perché la fede è quella forza che il Signore ci dà se aderiamo alla sua persona; se quando l’incontriamo crediamo in Lui e sentiamo che la cosa più importante dei mondo, come per questa donna, è sapere dove adorare Dio e sapere che la fede è quella forza che deve cambiare la nostra vita.
Dobbiamo essere sinceri con il Signore e capire dove, dentro di noi, non Lo seguiamo, perché abbiamo dentro tanti punti di resistenza, che non sono così gravi come quelli della Samaritana. Questi punti sono: la nostra libertà, la nostra autonomia, il voler fare quello che vogliamo, il voler tentare di conciliare la Sua Persona con il mondo che abbiamo addosso, con il naturismo che abbiamo addosso. Questi sono i punti più profondi di resistenza che abbiamo nei confronti del Signore.
Fatevi sempre venire in mente questa donna, perché è l’esempio di cosa vuoi dire credere. La fede nasce da una curiosità che abbiamo dentro, da un desiderio di capire.  Se una persona non è sana dentro di lei e non ha il desiderio di verità, di vivere in modo giusto, non può arrivare a conoscere Gesù Cristo. Questo è il presupposto, ma lo dobbiamo curare, dobbiamo essere sinceri con noi stessi, non basta appartenere a un gruppo per essere veri, dobbiamo sentirci veri dentro la situazione che abbiamo incontrato. Da questo desiderio di verità nasce la possibilità di incontrare il Signore. L’avete già incontrato, dovete solo ripetere questo incontro fino a quando diventa determinante, fino a quando capite che è la cosa più importante della vostra vita. Altrimenti come possiamo dire agli altri ciò che non abbiamo vissuto noi?
Lei, questa donna, è tornata in città dicendo che aveva incontrato il Messia; l’ha detto in modo così pulito, così credibile, da far constatare alla gente che era già cambiata, era già un’altra persona. Hanno creduto al punto da poter dire che ora credevano anche loro, non perché l’aveva detto lei, ma perché loro stessi l’hanno incontrato.
Pensate se tutti i ragazzi che voi incontrate potessero dire che non siete più voi che fate loro credere, ma credono perché in loro l’incontro con Cristo è diventato certezza?
Questo non ha diminuito il rapporto di comunione tra questa donna e tutto il paese, anzi l’ha rafforzato, perché tutti hanno creduto. Lei è stata solo l’occasione. Il prete e voi con i ragazzi dovete essere l’occasione per far nascere l’incontro degli altri nella persona di Gesù Cristo. E’ l’intenzione che vi occuperà in ogni cosa che fate.
Per ogni persona che incontrate abbiate l’intenzione profonda di portarla ad incontrare Gesù Cristo. E Cristo lo si incontra nella preghiera, nei Sacramenti. Lo si incontra nell’unità. Diceva il canto all’inizio: «Come tu nel Padre e il Padre in Te, rendici perfetti nell’unità», infatti, dalla nostra unità la gente capisce che abbiamo incontrato veramente Gesù Cristo.7
L’unità non è possibile senza porre Cristo al centro, senza lasciarci guidare, ognuno personalmente, da Lui.  L’unità è il segno più grande della presenza di Cristo in mezzo a noi: l’unità è il segno più sicuro, inequivocabile.
Ogni rottura che avviene tra di voi, ogni piccolo dissidio, ogni rivalità, è segno che qualcuno non ha ancora incontrato Gesù Cristo veramente, perché Egli ci chiama all’unità perfetta, non a un volerci bene generico, bensì all’unità perfetta, vale a dire a un’esperienza che vale più di ogni altra cosa, per realizzare la quale siamo disposti a sacrificare tante altre cose, altrimenti se nessuno sacrifica non è possibile l’unità stessa.
Se ognuno tiene per sé qualche cosa: la propria autonomia, la propria opinione a oltranza, l’unità non è possibile.
Questa sera voi dovete rendervi conto che tutto quello che facciamo dipenderà dalla vostra unità. Se voi sarete uniti, in comunione, non come sono uniti i tifosi di una squadra, ma in comunione in nome di Gesù Cristo, allora quello che state facendo vale la pena e troverete tanti altri ragazzi che vi seguono. Perché il soggetto che annuncia è la Comunità Cristiana, nella quale c’è anche il prete, c’è anche il Vescovo, ma il soggetto che annuncia è la Chiesa.  Voi siete un’espressione della Chiesa; quanto più l’unità sarà grande tra di voi, tanto più sarete capaci di far conoscere Gesù Cristo agli altri.
Questo, guardate, è difficile capirlo, ma è il nocciolo di tutta l’esperienza cristiana. Se l’esperienza cristiana non porta all’unità tra i credenti vuoi dire che l’incontro con Gesù Cristo è stato sciupato.
Perciò consegnandovi il Catechismo vi do una missione: quella di andare ad annunciare.
Il Signore nell’ultima Cena prima di inviare gli Apostoli ad annunciare aveva detto: «Dall’unità che ci sarà tra di voi il mondo capirà che il Padre mi ha mandato».
Prima di darvi questa missione ecclesiale, dato che non lo fate per conto vostro come se Cristo vi appartenesse, ma unicamente in nome della Chiesa, di tutti i cristiani, io vi dico: Dovete essere uniti, altrimenti sciuperete ogni cosa.
Purtroppo arriveranno, come sono già arrivate, le difficoltà della comunione tra di voi, sono inevitabili. Non c’è nessuna situazione che ci mette al riparo dalla prova.  Allora uno, quando sente la sensazione di disunirsi, deve guardare a Gesù Cristo e domandargli, come ha fatto la Samaritana implicitamente: «Cosa devo fare?» La donna ha capito, l’ha detto lei stessa a Cristo: «Io devo lasciare i miei cinque mariti». Ognuno prima di rompere con l’altro o con gli altri o di dividere deve guardare a Gesù Cristo e domandargli, se l’ha incontrato veramente, cosa deve fare.  Se lo interrogate su come comportarvi, significa che lo avete incontrato veramente.
Se lo interrogate per guidarvi, per lasciarvi giudicare allora vuoi dire che la vostra persona ha incontrato Gesù Cristo, perché diventa il suo punto di riferimento. L’incontro con Cristo diventa vincolo di unione con gli altri che l’hanno incontrato, diventa la forza per farlo incontrare alle altre persone, diventa la missione.
La consegna del Catechismo è il gesto di mandare qualcuno, mandare voi in missione nelle vostre parrocchie, nei vostri gruppi ad annunciare Gesù Cristo.
Ma questo è illusorio se, dietro alla persona che annuncia, l’interlocuzione non sente la presenza di una realtà più grande, che fa l’esperienza di Cristo, dunque se non sente che c’è veramente una comunione di persone che si vogliono bene in nome di Gesù Cristo, di quel Cristo che hanno incontrato.

 

 7 Il Vescovo ritorna quasi sempre nella sua pedagogia alla realtà dell’in-contro. L’incontro, quello che riguarda Cristo in particolare, è quel fenomeno esistenziale dove verità, libertà e decisione personale s’incontrano:
«Ma noi non possiamo limitarci, nella migliore delle ipotesi, a pregare individualmente Gesù Cristo, perché Cristo lo incontriamo in un fatto anche più concreto. La nostra preghiera a Gesù Cristo deve inserirsi in un rapporto più globale con Lui.
Non fraintendetemi. Non sto dicendo di non pregare Gesù Cristo, ma che, se facessimo solo questo, non saremmo qui assieme, perché ognuno lo potrebbe fare per conto proprio, equivocando sul suo pregare.  L’incontro con Gesù Cristo avviene attraverso la comunione dei cristiani.  Non vi siete mai chiesti perché Gesù Cristo non ha scritto una riga, non ha lasciato nessun libro? Noi non siamo una religione fondata sul libro, come invece l’Islam o il Buddismo. C’è una profonda diversità tra il Cristianesimo, l’Islam e il Buddismo. Maometto e Budda non si pongono di fronte ai loro discepoli come la Via, la Verità e la Vita, come persone dal-le quali possiamo attendere la felicità della nostra vita. Sono maestri che hanno insegnato una dottrina da vivere, da praticare, ma loro, personalmente, non c’entrano con la vita dei loro discepoli. Non sono risorti per vivere ancora un rapporto di amicizia con loro. Anche loro hanno cercato “a tentoni” quello che poi hanno insegnato ad altri.  Gesù, invece, ha posto la sua Persona come punto di riferimento vivo e reale. Qui sta la differenza profonda. Per questo diciamo che noi non siamo la religione del libro, anche se il libro c’è. Ciò che vale è la persona di Gesù Cristo. Certo, il libro ci aiuta ad incontrare Cristo, che nella concretezza è presente nel gruppo di quelle persone che gli sono diventate amiche.” Da noi il libro è stato scritto dai discepoli, che hanno incontrato Gesù Cristo in carne ed ossa. Gesù ha predicato ed ha riunito attorno a sé e fra loro alcune persone, chehanno avuto l’idea di fissare quello che ricordavano della vita e della predicazione di Cristo. Lui non ci ha lasciato un libro, ma alcune persone: gli Apostoli. E’ nella vita in comune con Lui che negli Apostoli è avvenuta una trasformazione profonda.  I Vangeli e gli Atti degli Apostoli certificano, infatti, come il cambiamento dei discepoli sia avvenuto attraverso l’amicizia nata tra loro e Gesù Cristo.  Questa è l’originalità assoluta dei Cristianesimo. Anche noi siamo diventati cristiani perché quel primo incontro è andato avanti, infinite volte in modo chiarissimo, altre volte in modo meno chiaro, ma sempre grazie al coinvolgimento di persone in amicizia con altre persone, finché la fede è arrivata a noi e ha toccato la nostra persona.
Dentro questa comunione, noi incontriamo ancora la concretezza oggettiva della persona di Gesù Cristo, garantita, nella sua oggettività, da quanto gli Apostoli hanno scritto, e garantita dalla Tradizione orale della Chiesa, che ha continuato a interpretare in modo autentico ciò che Gesù ha detto e che gli Apostoli hanno scritto». (da Voi che prima eravate non popolo, ora siete popolo di Dio, Denver 12 agosto 1993)